Aikido inutile (?)

I critici spesso definiscono l’aikido “inutile” perché non domina negli sport da combattimento o non sembra efficiente negli scontri in strada.
Ma questo punto di vista fraintende sia lo scopo dell’aikido sia il suo valore.
 
Giudicare l’aikido solo in base al potenziale di knockout è come screditare la Torre di Pisa perché è inclinata.
Il suo valore risiede altrove, e così anche quello dell’aikido.
 
L’Aikido va oltre la tecnica: sviluppa equilibrio, consapevolezza e calma sotto pressione.
Il suo obiettivo non è la distruzione, ma l’armonia: neutralizzare l’aggressione (senza farla crescere) e non l’aggressore.
Questo approccio può apparire remissivo, ma rappresenta un modo di affrontare i conflitti
che si estende nella vita quotidiana, dove vincere non è sempre l’obiettivo.
 
Allo stesso modo, l’aikido coltiva l’umiltà e la cooperazione.
L’allenamento richiede che i partner lavorino insieme, costruendo empatia e resilienza piuttosto che ego.
 
Sminuire l’aikido significa fraintenderne il valore stesso.
Come per la “Torre pendente”, la diversità dell’aikido è la sua forza.
 
Non è inutile: è un’arte che si muove e plasma sia il carattere che la percezione.